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Capitone alla pugliese

Che il centrodestra sapesse di non essere vincente in Puglia si era capito da quando aveva proposto un riciclato come candidato.

Che sapessero di perdere lo si capiva dalla campagna elettorale dilettantesca portata avanti (tipo “non vinciamo, tanto vale non spendere troppi soldi” https://bit.ly/3iS83w6).


Che non ci fossero speranze di superare il 3 a 3 si era capito da quando il #Capitone aveva dichiarato che le regionali non erano un test sul governo (https://bit.ly/2HlVV8N, mai successo prima? non mi pare).

Che i feudi rossi si espugnino un comune alla volta e solo mangiando su problemi strutturali concreti lo sa qualunque analista politico con almeno la terza elementare. È successo in Umbria, è successo nelle Marche (https://bit.ly/2ROJUL6https://bit.ly/2G0pwnj), *non* è successo in Emilia Romagna, né in Toscana, né in Puglia. Chi crede nelle rivoluzioni regionali basate suo voto di opinione farebbe bene a trovarsi un altro hobby.

Che il suddetto Capitone sia un cadavere politico da queste parti lo si dice da un pezzo, oggi Zaia in Veneto lo ha dimostrato (https://bit.ly/3hOlXOp).

Che il PD regga perché viene visto come unico argine a queste destracce demmerda pure lo si dice da un pezzo (e qualcuno molto più bravo di me è anche d’accordo https://bit.ly/2EpP9hc), nonostante la discontinuità solo a parole e nonostante Zingaretti, ma bisogna vedere quanto durerà questa narrazione prima che l’elettorato torni a chiedere cose reali, tipo politiche del lavoro e welfare. E la vittoria del Sì al referendum, con il 55% dell’elettorato di partito che invece ha votato No, potrebbe non lasciar sperare bene.


Si potrebbe dire che c’è stata una battuta d’arresto di questo populismo peronista da due lire, ma la soddisfazione di Di Maio sui suoi profili ci dice il contrario

C’è tanto da festeggiare eh, anche per l’azzeramento di quei puerili guastatori di Cinquestelle e Italia Viva. Ma la nottata è ancora bella lunga.