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Caporenzi

Alla fine è successo. Beppe Conte è caduto. Mattatella ha chiamato Mario Draghi al Quirinale tenendo finalmente contenti quelli che da dieci anni circa paventano un governo dell’ex Bce a ogni mezzo soffio di crisi (promemoria per me: scrivere tutte le ipotesi possibili a ogni giro e aspettare che almeno una si verifichi per poi andare a dire “ve l’avevo detto io” mentre mi do del figo allo specchio, tipo gli economisti della scuola austriaca).

E Renzi se la ride per l’operazione di peggiore politica mai vista nella storia repubblicana grazie al manipolo di cultisti che ancora non hanno sgamato lo snake oil marketer.

Perché naturalmente in tutto questo la figura peggiore la fanno as usual i suoi ultrà (è vabbè, ormai è tipo una neo-tradizione), giornalisti che ne parlano come di un Robin Hood anti populista (ma certamente) o tifosi che cantano le lodi di strategia e capacità tattica del loro capobanda (seriamente, gente che a 40/50 anni, e magari con una vita di militanza alle spalle, ancora non ha capito come funziona la tattica politica, e che poi magari chiama analfabeti funzionali i grillini).

Non ci vuole però un genio a capire che quello, invece, avrebbe mantenuto molto più potere politico riuscendo a tenere l’attuale maggioranza con l’inserto di qualche ministero di peso in più, con cui mettere le mani su una parte della gestione dei fondi europei in arrivo e poi – a fronte del malloppo dirottato su amici e creditori – fare l’unica cosa che sa realmente fare: cantarsela da solo con l’eco delle fangirl.

Anche se una situazione simile avrebbe rafforzato anche quelli che erano solo nella forma i suoi alleati, PD e partito di Conte, e questa cosa a qualcuno evidentemente non piaceva (anche se non credo a lui nello specifico, neanche Renzi è così stupido da ritenere Conte un avversario diretto, l’avversario diretto di Renzi è Renzi e uno straccio di amico che glielo dice ormai dovrebbe averlo).

Quindi, focalizzato sul far fuori il Premier uscente, si è messo a chiedere la Sardegna da regalare alla figlia e lo ius primae noctis (ah sì, e la testa di Peppe Provenzano, stranamente uno dei pochi che nel 2018 lo avevano mandato a cagare) finendo a portare il paese in un (tutto da vedere, ancora) governo tecnico in cui, tra transfughi M5S, PD, Azione, +Europa e Forza Italia tutti pro-Draghi, i suoi uomini in parlamento conteranno quanto il due alla briscola.

I suoi uomini, non lui. A cui quel tipo di percorso ormai interessa poco e che, come fanno notare quelli bravi (http://bit.ly/3cvMtgC), sì comporta da giorni come un politico a fine carriera, in questo caso specifico guastatore eterodiretto dall’asse confindustriale a cerniera Verdini (a proposito, 140 casi di covid nel carcere in cui era detenuto il caro Denis, il primo ad avere i domiciliari per motivi di salute è stato lui. Curioso, ah?).

Tutto concentrato a solidificare la posizione da cui chiedere una specie di TFR politico (ai suoi creditori Draghi piace comunque più di Conte, nonostante non sia un nuovo Monti e nonostante non sia direzionabile come sarebbe stata, chessò, una Boschi all’economia), tipo incarichi a medio lungo termine non elettivi con cui godersi la pensione anticipata, perché da qualunque prova di voto uscirebbe annullato salvo nuove leggi elettorali confezionategli addosso (che nessuno farà, perché quello che lui e i suoi non hanno l’intelligenza di capire, tra le altre cose, è che i guastatori sono quasi sempre usa e getta).

Perché Conte (http://bit.ly/3jkhyFu), tra le innumerevoli cazzate impresentabili di cui si è reso complice (i DL sicurezza non gli verranno perdonati mai finché non si scusa pubblicamente) – e al netto dell’incapacità strategica suoi e dei suoi (sì è scoperto alla fine il grosso fake Casalino, era anche ora) – si era anche permesso di pretendere che non venissero toccati RDC e blocco dei licenziamenti, cioè le uniche due briciole – perfettibili quanto ve pare – che le lower class abbiano visto negli ultimi dieci anni. E questo per qualcuno non è proprio accettabile, che il serbatoio dello yacht in Costa Smeralda non si fa il pieno da solo, signora mia.

Non è che in Italia manchino i leader, è che quelli sono necessariamente il prodotto della base, e questa base così arroccata furiosamente nella propria assenza di cultura, impermeabile alla maieutica, tribalizzata e assetata di rivincita sociale a bersaglio casuale (un po’ sono i migranti, un po’ le banche e un po’ è il taglio dei parlamentari) ‘ste figure riesce – a stento – a creare: i Renzi, i Di Battista o i capri espiatori come Giuseppi, nulla di più.

E qualcuno ancora si stupisce, di fronte a questa Caporetto permanente, di quando arrivano i Draghi.

Bonus!