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Scopri il fuoco

C’è molto da capire sui movimenti di piazza di questi giorni, siamo uno uno scenario molto diverso dalla prima ondata – dove la componente complottista delle proteste era preponderante – per trovarci in un contesto dove la pandemic fatigue e la situazione economica stremata dal primo lockdown giocano invece un ruolo chiave.

Il nuovo DPCM ha tenuto scontenti quasi tutti, e in particolare le fasce di popolazione più vulnerabili, che poi sono quelle già maggiormente provate dal primo lockdown: partite iva, piccoli commercianti e ristoratori, lavoratori dello spettacolo e dello sport, le cui attività verranno letteralmente azzoppate se non azzerate dai provvedimenti eseguiti. Andando contemporaneamente a mantenere il funzionamento in presenza – davvero inspiegabilmentedi altre situazioni invece ad altissimo rischio come Scuola e Uffici.

Forse uno di questi fattori più degli altri o forse tutti insieme, con rilevanze variabili differenti in base ai contesti territoriali, sono alla causa delle proteste dei giorni passati, che hanno raccolto – almeno dalle prime stime – una galassia di realtà più o meno radicali e di strati di popolazione incredibilmente eterogenei e in alcuni frangenti usualmente incompatibili, che difficilmente ne riesce a rendere chiara la natura.

Ma qualunque sia, questa loro natura, l’endorsement di buona parte del fronte di ultradestra social, specie dei gruppi più laterali che passano le stesse narrative leghiste tramite canali dissimulati (alt-right all’amatriciana, qAnon, anarcocazzari, re-informatori razzisti, complottisti della prima ora e trumpiani tutti belli amalgamati come la squadraccia che sono), unito alla presa di distanza di FDI in cerca della propria identità di destra civile, lascia intuire con una certa chiarezza che l’intenzione di una certa agenda politica oscilli tra la rivendicazione/appropriazione della percezione del tumulto popolare antigovernativo e quella di delegittimare o mettere in secondo piano chiunque si muova con metodologie differenti nei prossimi giorni.

Oltre che a dare a tutto una lettura antiprogressista, vista l’incapacità solita dell’area dem di leggere la piazza o anche solo di dire la cosa giusta nel momento giusto. Ma anche perché chi ne esce più sconfitto sono in primis, as usual, i pretucoli social di sinistra più o meno radicale , che fanno le barricate tra chi dice che “i violenti vanno sempre condannati” (a riot is the language of the unheard non se lo ricorda nessuno?) e quelli che danno ai primi dei radical chic (sì, ormai si sono fatti colonizzare anche il lessico dalle destre, come dei boomer qualunque) citando a ca**o di cane il Black Lives Matter mentre dimenticano di tenere presente che di commercianti o pezzi di società civile, tra i fermati alle manifestazioni, finora non c’è neanche l’ombra.

Anche se, pensandoci bene, quelli che ne escono più mazziati siamo proprio noialtri analisti (o giornalisti, con pochissime eccezioni), che dovremmo offrire interpretazioni più complesse e meno ideologizzate ma che di fronte a questi storytelling più o meno tossici (da un lato e dall’altro), totalmente basati su polarizzazione e risposta emozionale, ci troviamo in un rapporto con il pubblico simile a quello che capita ai due agenti dell’FBI che cercano di far capire a Homer Simpson come funzioni la protezione testimoni. E ancora – con tutta la teoria del mondo a disposizione – non sappiamo proprio come fare a superarla.