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Coronavirus: l’approccio taiwanese

di Fabio Sabatini

Taiwan è a un passo dall’epicentro dell’epidemia. Ha 23,8 milioni di abitanti, più del doppio della Lombardia, concentrati in 36.197 km quadrati.

Data la frequenza dei voli dalla Cina, si prevedeva che #COVID19 avrebbe travolto l’isola (https://bit.ly/38OTlQL).

Invece ha registrato soltanto 50 contagi e 1 decesso.

Come hanno fatto?

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coronavirus taiwan 1

1. PREPARAZIONE

Grazie all’esperienza della SARS, Taiwan ha riconosciuto subito l’emergenza. Non appena l’OMS ha annunciato casi di polmonite di origine sconosciuta a Wuhan, il 31 dicembre 2019, tutti i passeggeri provenienti da Wuhan sono stati sottoposti a screening a bordo, prima di scendere dall’aereo.

I passeggeri sbarcati da Wuhan nei 14 giorni precedenti sono stati rintracciati e visitati. Quelli con sintomi sospetti sono stati messi in quarantena e accuratamente monitorati.

2 IDENTIFICAZIONE

Pochi giorni dopo, le autorità hanno integrato il database delle informazioni sanitarie di tutti i cittadini con i dati dell’agenzia dell’immigrazione. Sono state rintracciate tutte le persone a rischio, che avevano recentemente manifestato sintomi e avevano storie di viaggio sospette.

Inoltre, il sistema integrato genera un allarme ogni volta che un paziente a rischio chiede assistenza medica, consentendo ai sanitari di identificare immediatamente i potenziali casi di #coronavirus.

3. CONTENIMENTO

I pazienti a rischio – perché con sintomi, per aver transitato in aree a rischio nei 14 giorni precedenti o per eventuali contatti con dei contagiati – sono messi in quarantena e testati. Inoltre, devono installare sullo smartphone una app per il monitoraggio di sintomi e spostamenti.

Grazie al sistema di tracciamento mediante lo smartphone, è possibile ricostruire la rete di contatti di tutti i contagiati, al fine di testarli, curarli in isolamento e interrompere la catena di contagio.

4. COMUNICAZIONE

Secondo l’editoriale di Jason Wang (Stanford) pubblicato sul Journal of The American Medical Association (https://bit.ly/2QdyFeH), il governo ha informato i cittadini con conferenze stampa e comunicati *estremamente dettagliati* (un po’ diversi dai bollettini della nostra Protezione Civile, purtroppo).

È stato spiegato pubblicamente che, a causa dell’emergenza, gli ospedali e le farmacie avrebbero temporaneamente avuto accesso alle informazioni sui viaggi dei pazienti. Secondo i sondaggi il pubblico ha reagito molto bene.

Nel frattempo scuole, università, palestre e ristoranti sono rimasti aperti. Ciò non toglie che le autorità siano in stato di massima allerta, poiché prevedono che il virus si diffonderà comunque a Taiwan. Se e quando accadrà, potranno però contare su un sistema di contrasto già ben rodato.

Come ho scritto nel post di ieri (sull’approccio della Corea del Sud), per noi è tardi e il lockdown è necessario. Speriamo di vederne presto i frutti.

MA:

C’è il rischio che, se non si tracciano i contagiati e la loro rete di contatti al fine di isolarli e curarli, al primo allentamento del lockdown l’epidemia riprenderà a galoppare.

Questo paper appena pubblicato su Lancet suggerisce che bastano pochi casi isolati in circolazione per rilanciare il contagio: https://bit.ly/3aO582U.

In Italia abbiamo bisogno di un sistema di tracciamento simile a quelli dei paesi orientali che stanno riuscendo, per ora, a contenere l’epidemia.

Che aspettiamo?

coronavirus taiwan mappa


La foto è di Heo Ran per Reuters. Lo screenshot è preso da Wikipedia e mostra l’andamento contenuto della curva dei contagi. La mappa è presa dall’Open Dashboard di JHU: https://bit.ly/2wWK7o1