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Coronavirus: primi effetti positivi del lockdown

di Fabio Sabatini

Nella provincia di Lodi il lockdown è iniziato il 23 febbraio. A Bergamo l’8 marzo.

Guardate la differenza nell’andamento dei nuovi contagi.

Il lockdown inizia a dare dei frutti.

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Bisogna tenere duro e usare il tempo guadagnato per pianificare strategie complementari.

Uno studio di Jennifer Beam Dowd, Valentina Rotondi, Liliana Andriano e colleghi dell’Università di Oxford analizza l’efficacia del lockdown e il ruolo della struttura demografica della popolazione nell’alto tasso di letalità per #Covid19 (https://bit.ly/3d2j6QY).

In Italia il tasso di letalità per gli 80-90enni è attualmente del 17,5%. Potrebbe trattarsi di una sovrastima dovuta al fatto che non conosciamo il reale numero di contagiati, ma fa comunque paura.

Con tale distribuzione della letalità, i paesi con la popolazione più anziana devono attendersi più vittime. E avranno bisogno di misure di contenimento più aggressive e mirate per restare sotto la soglia di casi critici che causa la saturazione del sistema sanitario.

In Italia, uno dei problemi è l’alta integrazione degli anziani nelle reti familiari: gli anziani si prendono spesso cura dei nipoti e in genere hanno contatti frequenti con i figli e i rispettivi nuclei familiari. Questo li espone a un maggiore rischio di contagio.

Gli anziani hanno e avranno bisogno di particolare protezione. Di isolamento, purtroppo, ma anche di cura “a distanza”.

È di vitale importanza che i governi diffondano regolarmente dati *dettagliati* sulle caratteristiche demografiche dei contagiati, dei casi critici e dei decessi, per consentire ai ricercatori di stimare l’andamento dell’epidemia e capire quali interventi sono più urgenti.

Quanto al lockdown: inizia a funzionare e ci darà il tempo di prepararci al dopo. I dati su Bergamo e Lodi non sono ancora standardizzati per la popolazione, ma sul piano demografico e dell’evoluzione dell’epidemia i due cluster provinciali considerati sono del tutto comparabili. Non sprechiamo il tempo guadagnato. Continuiamo a rispettare le regole, e intanto iniziamo a elaborare strategie complementari e per il dopo.

Nel frattempo restiamo e resistiamo a casa. Con gratitudine per i lavoratori in prima linea che ci consentono di lavorare nelle retrovie. Medici, infermieri, operatori sanitari di ogni tipo. Ma anche commessi, magazzinieri, rider, netturbini e tanti altri che non possono lavorare da casa. Ricordiamoci del loro ruolo quando l’emergenza sarà finita.