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Hanging pains, o del vittimismo dei camerati

Sulla piazza delle Sardine di Bologna due giorni fa si sono fatte anche troppe riflessioni e ognuno porta ordinatamente acqua al proprio noiosissimo mulino, chi in direzione intellettualmente disonesta (as usual), chi semplicemente idiota o chi provando a tenere insieme due numeri o due dati di fatto per comporre un quadro quanto meno razionale di ciò che sta succedendo in un po’ di strati della società italiana.

Nulla di trascendentale, sia chiaro, fenomeni del genere sono l’abitudine in periodi in cui una forza politica particolarmente tossica prende il sopravvento nei risultati elettorali.

Al di là delle bufale degli account propagandistici, più interessante, dal mio punto di vista, risulta essere la reazione delle parti in causa, specie – perché è questo il vero metro del fenomeno, non le analisi campaniliste di Travaglio – nei rappresentanti che quella forza politica bersaglio la incarnano.

In particolare se questo è utile a identificare il modus operandi preciso che le destre italiane sembrano aver ordinatamente adottato da qualche tempo, che al netto dei vari distinguo e specificità si traduce in una parola sola: vittimismo.

Partendo dagli esempi più grossolani e facendo un minimo di backtracking notiamo che nei fatti di piazza Maggiore la costruzione sovranista della protesta corrisponde al rodato archehipo di slogan e annunci non verificabili che parte dai profili social ufficiali e viene viralizzato dai soliti account fidelizzati che ripetono le stesse identiche parole all’infinito.

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Io e il Capitone condividiamo la passione per il genere fantasy

Va da sé che a Piazza Maggiore di sassi contro la polizia non c’è stata traccia e nei vari video a disposizione delle manifestazioni di realtà antagoniste a satellite l’unico momento di tensione si è verificato quando la polizia ha aperto gli idranti sulla folla, tanto per cambiare senza provocazione. Ma non è quello che conta. Il punto è ripetere qualcosa che possa essere memorizzato dai fan e ripetuto come in coro da stadio fino allo sfinimento (chiedete ai sovranisti più degradati cosa pensano della sentenza Cucchi – in cui due carabinieri sono stati condannati per omicidio preterintenzionale – e ripeteranno tutti “la droga fa male” come automi, per citare un caso recente dello stesso fenomeno).

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I pericolosi eversori

Il metodo della victim card a tutti i costi è talmente evidente come strategia eterodiretta che non c’è bisogno neanche di prestare particolare attenzione a geni come Massimiliano Capitanio, basta guardare i profili dei vari leader.

E allontanandosi un attimo da Salvini, là dove si trova più ciccia al momento è l’inossidabile Giorgia Meloni, che tra una rivendicazione familista reazionaria conservatrice e un attacco a qualunque realtà culturalmente al di fuori dei confini del suo quartiere, non perde neanche una occasione per frignare della fantomatica sinistra che odia.

Una sinistra che però sembra esistere solo sui profili di estrema destra.

Caso emblematico? Qualche giorno fa succedeva questo:

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Pazzesco, vero? Il pericoloso brigatista Davide Vecchio sembra quasi il boomer salviniano medio che augura lo stupro a delle minorenni quando il Capitano pubblica sul suo profilo le foto delle studentesse del liceo che manifestano contro di lui (a loro o a Greta Thumberg, dipende dal trend del momento).

Però. Però salta fuori che quel commento viene da un gruppo Facebook chiuso in cui gli admin sono particolarmente politically correct e hanno tolleranza zero con queste uscite.

Sì, salta fuori che il commento è stato visibile per un minuto o meno, perché immediatamente rimosso dagli amministratori. Salta fuori che di questo Davide Vecchio nessuno sa niente e il profilo è sparito nel nulla subito dopo aver postato (mentre scrivo pare non essere più nel gruppo e non risulta più visibile su Facebook).

E soprattutto salta fuori che la screen finisce in meno di 6 ore nelle mani di Tommaso Longobardi, attuale social media manager di Giorgina ed ex enfant nuisance nella vecchia trinità di disinformatori complottisti di estrema destra composta da lui insieme ai poveri Luca Donadel e Matteo Montevecchi (sì sì quegli attention seeker dei vari video “La verità sui migranti”, “La verità su Eurabia”, “La verità su mamt” ecc ecc).

Ricapitolando: un commento di un account sparito nel nulla, cancellato a tempo di record, in un gruppo CHIUSO (nota per i non addetti: i gruppi chiusi funzionano a invito e non sono visibili al pubblico, quindi le screen le può fare solo un membro all’interno) viene screenshottato alla velocità della luce e finisce nelle mani della bestiola meloniana poche ore dopo essere stato postato.

E per carità, lo sappiamo che in tutti i gruppi di quel tipo ci sono lurker della parte opposta che aspettano solo il momento giusto per fare la screen di un contenuto compromettente e mettere nei guai gli admin, è una pratica comune.

Ma a pensare male si potrebbe sospettare che l’autore l’abbia fatto apposta e potrebbe aver inviato lui stesso l’immagine per creare il caso.

Non è una ipotesi fantascientifica. Di certe pratiche si è parlato giusto un anno fa, con il caso del fake troll Armando Schiaffini usato da Luca Morisi per alimentare la narrazione della sinistra violenta sui social, di cui si era scritto su Valigia Blu e più approfonditamente su Vice,  in cui si citava l’indagine di Buzzfeed sulla pratica, negli USA, dei finti account liberal che twittavano minacce e offese e che venivano viralizzati da esponenti di prima linea dell’alt-right, per creare quanta più confusione possibile e falsare la percezione dell’opposizione verso il pubblico.

E chiaramente anche qui chi di dovere ci ha messo un millisecondo per iniziare a blaterare che i veri odiatori sono gli antifascisti o i sedicenti democratici (variazione dei falzi buonisti e altra fuffa destrorsa analoga), dopo aver terminato il solito aperitivo con Casapound a base di battute su termovalorizzatori e Liliana Segre.

Poi per carità: là fuori è pieno di coglioni da entrambe le parti – pensate che c’è anche chi ti dà dell’antisemita se critichi le soluzioni militari di Israele sulla striscia di Gaza o gente di sinistra che usa la parola gretini, quindi il livello è oggettivamente basso in maniera diffusa – e questo Davide Vecchio potrebbe essere davvero semplicemente uno che mette le dita sulla tastiera senza collegare falangi e cervello anti-sovranista o antifascista per pura fatalità del caso.

Tutto lo scenario descritto, però, puzza di fregatura lontano un chilometro.

Purtroppo non abbastanza per fermare quegli altri fulmini di guerra dei professionisti della solidarietà a muzzo.

Personalmente spero proprio che Carlo Calenda non gestisca i piani di emergenza industriale come fa il fact-checking, altrimenti sul casino ArcelorMittal ho idea che potremmo ritrovarci tutti a dover chiedere scusa a Di Maio.

 

Intanto noi stiamo ancora aspettando che in qualche sgombero di pericolosissimo Centro Sociale zeppo di sinistra che odia venga fuori qualcosa di questo tipo.

Una vocina mi dice che molto difficilmente succederà.