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Hate me to the sea. Odio e consenso nei giorni delle #sardine.

Come in ogni media da qualche anno a questa parte, e forse da prima, specie con l’avvento dei social e dell’approccio prosumer verso l’utenza, il vero metro per calcolare il successo di un prodotto non sono le recensioni innamorate dei fan o dei prezzolati: è l’hating

The Walking Dead ha più hater che estimatori e va avanti da dieci anni pur facendo schifo da almeno sei. Death Stranding ha subito review bombing su tutti gli aggregatori, e nonostante la mediocrità del gameplay sta vendendo come il pane. Di Joker ha parlato male praticamente qualunque critico cinematografico di peso e sta macinando soldi che neanche quelli che avevano un masterizzatore negli anni ’90.

L’amatissimo Game of Thrones aveva un bacino di haters in misura uguale al fandom, specie nelle prime stagioni, specie tra gli appassionati del materiale originale e in particolar modo tra la critica più liberal, ed è diventato metro di paragone per tutte le produzioni high concept tv successive.

Di contro serie evento come Watchmen o His Dark Materials non le odia nessuno (neanche io, e le sto seguendo, e dovrei odiarle perché fanno cagare) e giacciono in un semi-anonimato fatto di pochi entusiasti, intenti a riempire le recensioni di belle parole mentre perdono pubblico nell’ordine delle centinaia di migliaia a episodio.

Stesso discorso, va da sé, si può applicare a qualunque tipo di media, e per cause di forza maggiore – essendo ormai a tutti gli effetti diventati a loro volta eventi mediatici – non possono sfuggire a questa dinamica i fenomeni politici.

Se volete capire, ad esempio, quanto stia funzionando il movimento civico delle #Sardine, lasciate perdere le foto delle piazze, i pezzi emozionali di Tosa (boccaccia mia statte zitta), le analisi di Travaglio, Telese che porta sfiga as usual invitando la sinistra a ripartire da lì in un editoriale per qualche sitaccio di simil news e gossip che non paga i collaboratori, oppure i tentativi di cappello del politico di turno.

Andate a guardare quanto stanno SBROCCANDO MALE® (la situazione richiede il maiuscolo) i sovranisti, specie gli squadristi social come quelli del Primato Nazionale e simili, e vi renderete conto che la cosa è più seria di quanto possa sembrare.

 

Esempi?

La capabastone Francesca Totolo, del Primato, è capace di mettere in mezzo TUTTO il compendio del pensiero unico inventato dai balilla con la garanzia scaduta, in una serie di poemi complottisti riuscendo a inserire nei suoi tweet sia lo IusSoli che il MES, passando dalla Commissione Segre con Bella ciao che ancora questi non capiscono essere inno semplicemente antifascista, insieme alla sardina coordinatrice di Modena che l’ha fatta fuori dal vaso con una dichiarazione infelice (ed è stata allontanata dal movimento per tale motivo) senza dimenticare lo scoop da Pulitzer di quell’altro genio di Capezzone, che ha scoperto come uno degli organizzatori lavori part time in un giornale fondato da Romano Prodi nel 1980.

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Uno degli organizzatori è in un collettivo universitario. Avete chiamato la DIGOS?
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Hanno registrato il marchio. Gliel’ha consigliato Soros su Telegram. Scoop di Capezzone anche questo, credo
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La #tamponTax è fondamentale in questo contesto.
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Il Professore ha prima concepito l’Euro e poi le Sardine. 48 ore di lavoro al massimo senza neanche sudare.

 

Altro caso studio è il Montevecchi che non ce l’ha fatta, un copywriter per conto di ignoti  passato dal fandom di M5S a quello della Lega durante il periodo di gateway drugging del governo gialloverde salviniano del 2018.

Il povero Brandi, nonostante non abbia nessuna collaborazione di peso alle spalle, riscuote mediamente più successo della Totolo, forse a causa del linguaggio più ricercato [inserire ironia qui] e di quella violenza verbale tipica di chi desidera a tutti i costi un ingaggio da Luca Morisi.

Nei suoi tweet abbiamo più dialettica prolissa (it’s copywriting, bitches) e meno tentativi di informazione rispetto alla collega, ma comunque c’è quanto basta: benaltrismo, retorica dell’anti italianità che va a braccetto con la solita storia farlocca della sinistra che odierebbe non si sa chi, ONG negriere, targeting su Repubblica (un evergreen),  rossobrunismo in prestito da Fusaro e l’inversione prospettica tipicamente gentista del dissenso che diventa odio per il dissenso quando conviene a loro (roba già vecchia quando la usavano Adinolfi e Di Battista, tra l’altro).

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brandi 2
Però lui ci crede davvero eh

 

E visto che lo abbiamo nominato come poteva mancare Diegone Fusaro nostro?

Qui la disamina del neo-marxista convertitosi all’estrema destra di Vox Italia, invero pacata rispetto alle farneticazioni degli idrofobi già citati e quantomeno intellettualmente onesta abbastanza da usare a modo la parola dissenso (sì, viviamo in uno scenario in cui Diego Fusaro è la destra civile. Fate un po’ voi).

 

Infine la Bestia in persona, il gruppetto di geni della comunicazione al servizio del Capitano si guarda come sempre bene da toni aggressivi e dall’attacco frontale (a quello ci pensano i cortigiani sopra) e dopo aver tentato vanamente la solita victim card, cementa l’approccio buongiornista testato negli ultimi mesi, inventandosi la campagna #gattiniconSalvini, alla ricerca della tecnica depotenziante/ironica a target terza età.

Well, ok boomer.

salvini
Bro, io non te lo voglio dire ma hai postato cringe

 

Naturalmente non è tutto qui, neanche lontanamente.

Con tutta una serie di illazioni spacciate per notizie, scoop inventati, insinuazioni, lezioni di economia date da gente con diplomi professionali (quando va bene), riferimenti ai Centri Sociali che sarebbero dietro a tutto (sto coltivando l’idea che i salviniani non sappiano cos’è un Centro Sociale) tentativi di far passare le foto della manifestazione per una bufala (no, seriamente), rivelazioni sui soldi di Soros alle sardine e liste di proscrizione, tutto lo scenario social sovranista sull’argomento è una cloaca malsana di degrado intellettivo e solite tritissime narrazioni di ultradestra virate in chiave particolarmente isterica.

E questo isterismo da solo – con tutta la sua carica difensiva –  attesta che, almeno per ora, sono le sardine a tenere stretta la rete tra le mani, e vanno a strascico. Con gli altri che possono solo stargli dietro.

Perché hanno spaventato una macchina di propaganda rodata, che già pregustava la vittoria in Emilia-Romagna e ora si ritrova tra le mani un dato numerico indiscutibile con cui fare i conti, i sondaggi che non sono più così favorevoli e un’aria generalizzata di smobilitazione dei fedelissimi che ai piani alti non piace a nessuno (i ratti, la nave, l’acqua).

Ma che soprattutto non capisce come sia possibile che un movimento dal basso di questo tipo nasca senza evidenti eterodirezioni.

E sia chiaro, qui siamo ben lontani da quelle retoriche fuffa del dissenso che porta consenso. L’hating dei troll sovranisti è solo un parametro di misura, un dato quantitativo, non è la causa del successo di questi ragazzi (e non potrebbe esserlo, perché appunto la consecutio in questione è una stronzata).

Il risultato qui è in tutta probabilità dovuto più semplicemente al fatto che in Emilia-Romagna c’è una popolazione soddisfatta dei propri amministratori e non vuole che complottari fondamentalisti ne prendano il posto.

 

Nota personale:

Non è che io abbia proprio tutto questo entusiasmo per il fenomeno, e guardo con sospetto i trend di piazza sin dai tempi dei Girotondi di Moretti e del Popolo Viola. Che sì, diedero il loro contributo a incrinare il berlusconismo ma non divennero mai controcultura a sufficienza per fare argine alle sue derive e metamorfosi (da Renzi che fa il liberale blairiano fuori tempo massimo a Salvini che si improvvisa nazionalsocialista alla nutella).

Gli emiliano-romagnoli, poi, hanno un DNA politico diverso dal resto del Paese, hanno vissuto l’antifascismo con forza e la loro regione è una eccellenza per amministrazione locale (sanità in particolare). Ed è plausibilissimo che un movimento spontaneo nasca proprio lì, per incanalare la protesta civica contro gli amici di Casapound che arrivano e millantano di mandare Miss Parlateci-di-Bibbiano a liberarli dalla buona politica.

Che la cosa sia replicabile nel resto d’Italia, che possa diventare un vero argine a questo populismo peronista retrogrado e oscurantista, è però tutto da vedere.