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In(flu)enced

Avevo voglia di scrivere una riflessione sugli intellettuali di destra che attaccano i tanto odiati #influencer (stranamente solo quelli di area lib, stranamente solo le donne) non per reale amor di cultura o divulgazione emancipante ma più che altro per reiterare la loro senile narrazione da elite accademica egemone/paternalista stile “stai zitto capra posso parlare solo io” mentre derubricano l’#antifascismo a macchietta modaiola ignorando (consapevolmente, ça va sans dire) che le sedi di Casa Pound in giro per l’Italia vengono chiuse dalle prefetture perché classificate perlopiù come pericoli sociali (ci sarebbe da parlare anche del loro squisito silenzio sul fenomeno dei re-informatori e troll così presenti nella galassia social #sovranista, ma tanto abbiamo capito tutti l’antifona).

Però c’è gente come @guidovitiello che (inspiegabilmente su Il Foglio) destruttura la cosa sicuramente meglio di come potrei fare io, non toccando tutti i punti che vorrei ma con il valore aggiunto del 100% in meno di turpiloquio e con una stoccata finale ai Gervasoni-lookalike che ci sta sempre bene. 👇

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Ferragni: 10 – Intellettuale Collettivo: 0

“Che giorni ignominiosi, per gli alti gradi dell’armata intellettuale italiana. Un’estenuante cerimonia di degradazione, tra il tintinnio delle medaglie strappate dall’uniforme e lo stillicidio di spalline, bottoni e distintivi. Arriva Billy Costacurta, ex difensore del Milan, e intervistato da Repubblica a proposito del referendum costituzionale dice cose più sagge di tanti dottori del tempio. Arriva Luca Bizzarri, attore comico, e sulla vicenda di Colleferro costringe tutti a fare i conti con le due parole più impronunciabili della lingua italiana: presunzione d’innocenza. E soprattutto arriva Chiara Ferragni, fashion blogger, e sottopone alla sua platea oceanica di Instagram una riflessione di @spaghettipolitics sulla famigerata F-word (“fascismo” n.d.r.) spesso elusa dalla grande stampa.

Certo, alcuni diranno che la denuncia della subcultura fascistoide è un disco rotto; ma vale la pena riascoltarlo di tanto in tanto, anche perché di solito a lamentarsene sono quelli che suonano pigramente l’altro lato del disco, non meno monotono – il disagio delle periferie, le tragedie “pasoliniane”, i giovani senza valori, la droga, il tramonto dell’Occidente: tutta musicaccia.

Ma ben più inglorioso, per l’Intellettuale Collettivo, è il paragone tra la ragazza che nuota con naturalezza nelle acque digitali, esprimendo le sue idee nel modo franco e misurato di chi sente su di sé la responsabilità legata alla fama, e i tanti cattedratici che perdono la testa e la reputazione per un pugno di like e la sparano ogni giorno più grossa, berciando e insultando, nella vana ambizione che un milionesimo del pubblico della Ferragni si accorga della loro esistenza”.


link all’atricolo (con paywall) https://bit.ly/3mbcFPQ