Crea sito

Coronavirus: l’approccio sud coreano

di Fabio Sabatini

In Corea del Sud, dopo l’esplosione iniziale la curva dei contagi ha già iniziato a flettere.
Finora sono morti 66 pazienti su 7800 (contro i nostri 827 morti su 12500 contagi).

Perché?

La Corea ha attuato una nuova strategia da cui possiamo imparare molto.

👇


La strategia coreana è basata su tre pilastri.

1)

Anzitutto, la situazione è comunicata con grande trasparenza. L’enfasi sul social distancing è molto forte. Le informazioni sono trasmesse continuamente attraverso conferenze stampa e comunicati estremamente dettagliati (molto diversi dai nostri stringati bollettini di guerra).

I cittadini rispondono molto bene. La mancanza di informazione genera confusione e sfiducia. Informazione completa e trasparente rassicura le persone e le rende più cooperative.

2)

Il Korean Center for Disease Control (KCDC) ha organizzato un formidabile sistema di raccolta di informazioni geolocalizzate per il tracciamento dei contatti dei contagiati.

I potenziali contagiati e i viaggiatori che entrano nel paese devono scaricare una app per riportare volontariamente ogni giorno eventuali sintomi e la propria posizione.

3)

Test mirati, rapidi e precoci. Il KCDC è in grado di effettuare fino a 20.000 test rapidi al giorno.

Chi ha sintomi viene testato a casa e, in caso di contagio, curato in isolamento (per evitare che contagi la sua famiglia). Nessuno è stato lasciato a casa a guarire da solo.

Grazie al sistema di tracciamento, tutti i contatti dei contagiati sono rintracciati e testati rapidamente.

I risultati sono eccellenti. Il tasso di letalità è ora del 0,7% (in Lombardia ha superato l’8%).

Ora, da noi la situazione sembra sfuggita alla possibilità di controllo precoce e il lockdown necessario. Cominceremo a vederne i frutti tra circa due settimane.

MA:

C’è il rischio che, se non si tracciano i contagiati e la loro rete di contatti al fine di isolarli e curarli, al primo allentamento del lockdown l’epidemia riprenda a galoppare.

Se non intervengono nuovi fattori esogeni a rallentare l’epidemia (il caldo o una mutazione del virus, per esempio), i nostri sforzi potrebbero quindi non essere decisivi.

Affiancare il “sistema coreano” al nostro lockdown aiuterebbe a conseguire risultati definitivi.

L’approccio della Corea è ben descritto in questa conferenza stampa condivisa su YouTube dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Consiglio (soprattutto ai miei contatti nelle istituzioni) di guardarla: https://www.youtube.com/watch?v=lGHZSwj1FpI&feature=youtu.be

In Italia abbiamo le competenze necessarie per implementare un sistema di tracing simile a quello coreano. C’è bisogno della volontà politica di mobilitarle.